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L'Unione Europea indaga sulle agevolazioni alle imprese terremotate. Un altro pasticcio italiano.

Nell'articolo comparso ieri sul Corriere della Sera, si approfondisce la notizia dell'intimazione dell'Unione Europea all'Italia, affinchè sospenda le agevolazioni fiscali e previdenziali, concesse alle imprese presenti nei territori colpiti da terremoti e alluvioni fra il 2002 e il 2011, sospettate di essere in realtà aiuti di Stato, mai notificati.
Sotto la lente dell'UE sono finite le agevolazioni concesse in favore delle aree terremotate della Sicilia, dell'Umbria, delle Marche, dell'Abruzzo e del Molise, così come quelle per le aree alluvionate piemontesi.
Non sono, invece, interessati da questa procedura i provvedimenti in favore delle imprese terremotate dell'Emilia Romagna, colpite dal sisma dell'scorso maggio.
Il dubbio dell'Antitrust UE è che non siano stata rispettate le regole della concorrenza e del mercato, in quanto le agevolazioni sarebbero state concesse alla generalità delle imprese che si trovano nelle aree colpite e non soltanto a quelle che avevano realmente subito dei danni.
Il rischio per le imprese è che se i sospetti dell'UE si rivelassero fondati, al termine dell'indagine formale e dell'eventuale procedura di infrazione, le imprese beneficiate dalle agevolazioni dovrebbero restituire allo Stato Italiano le somme in questione. Centinaia di milioni di Euro. E in periodo di crisi, sarebbe l'ennesimo duro colpo, per il comparto costruttivo.

*    *    *

Il 26 ottobre, con un comunicato stampa il Consiglio dei Ministri si è espresso sulla decisione della Commissione Europea, informando di aver preso contatti con l'organo dell'UE "per concordare le modalità con le quali le imprese interessate possano dimostrare il danno subito, il nesso di causalità con la calamità naturale, nonché la proporzionalità e quindi la legittimità dell’aiuto ricevuto." Il Governo ha inoltre precisato che "come anticipato nelle circolari di INPS e INAIL, la conformità con l’ordinamento comunitario degli aiuti di portata minima (c.d. de minimis), che sono comunque consentiti per un importo di 200.000 euro nel triennio".
Inutile dire che, come al solito, a far le spese delle "sviste" più o meni consapevoli del Legislatore saranno le imprese e i cittadini.

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